Ricci di mare a Porto Badisco

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Per sopperire alla mancanza di frigoriferi e quindi “imporre” il consumo dei frutti di mare nei mesi meno caldi, c’e’ un detto che dice che vanno mangiati nei mesi con la erre.
Bene, avevo solo Aprile per gustare il prima possibile i ricci di mare a Porto Badisco e quale occasione migliore di un bel week end dalle previsioni soleggiate? Praticamente estate!!
E mentre raggiungevamo in auto questo posto a me sconosciuto, con l’incredulita’ di un bimbo che dal finestrino dell’auto, rigorosamente aperto, scorge a bocca aperta le meraviglie che il viaggio offre, giungiamo a Porto Badisco. Un angolo di paradiso nel comune di Otranto, che secondo l’Eneide di Virgilio pare essere il primo approdo di Enea in fuga da Troia.

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(E mica fesso il nostro eroe?)
Uno spettacolo di rara bellezza, acqua cristallina, incredula tranquillità e semplice accoglienza marinara. Ed e’ infatti proprio un tavolino, una sedia in plastica, tovaglia in carta e posate monouso, a farne da padrone al mio pranzo a base di ricci di mare femmina.
Ordinabili solo a multipli di 25, arrivano finalmente questi grandi vassoi:
primo approccio con la punta del cucchiaino, confidenza presa al momento della scarpetta “ignorante ma onesta e saporita” !
Questi gli arnesi indispensabili per gustarli a pieno, cucchiaino e morsi di pane.
Per la pasta e un buon prosecco, avrei aspettato il giorno dopo!

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Ad Otranto, gli odori di New York!

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Ci sono posti che ti entrano dentro, oggettivamente belli e soggettivamente affascinanti. Otranto e’ uno di quelli per me.
…Mare, spiagge, il calore della gente. La pietra leccese ricca di storia e tradizioni. I cocktail di frutta fresca, mentre il Castello si specchia nell’acqua insaporita dalla luna. L’etichetta di Albano sul vino venduto tra un souvenir e l’altro, vicoletti stretti con scorci mozzafiato. Insomma, non ci vivrei ma appena posso ci ritorno e ogni volta la riflessione e’ la stessa..
Gridando ad alta voce SI all’integrazione, con estrema tristezza e assoluto dissenso per il razzismo e tutte le forme di violenza, per me che fondamentali sono gli odori legati ai ricordi, mi chiedo: ma perche’ nel centro storico di uno storicissimo paesino italiano del Sud Italia tutto dev’essere invaso dall’odore del kebab? Ma perche’ io se vado in Tunisa sent addor ru rau’ tra i tappeti?
La cucina e’ un libro aperto e in quanto tale tutto e’ cultura, tutto e’ esperienza, ma l’esperienza dell’importazione dobbiamo proprio riprovarla ovunque? Dobbiamo avere la possibilita’ di mangiare tutto ovunque? Cioe’ e’ normale che l’odore di Otranto che io devo ricordare e’ quella del Kebab? Boh, io non sono d’accordo. E attenzione, non ce l’ho col kebab, non mi dispiace nemmeno, forse ce l’ho con la mancanza di attenzione con chi dovrebbe salvaguardare e valorizzare un patrimonio enogastronomico invidiabile in tutto il mondo.