Gli agrumi della costiera

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Come spesso faccio soprattutto nel periodo invernale e primaverile, anche stamattina ho potuto godere di panorami di cui non mi stanco mai… Costiera Sorrentina, li dove la musica in auto ha tutt’altro sapore 🙂
Li dove il cibo conserva il sapore della terra…e dopo il secondo caffe’ della giornata, questa volta vicino al mare, le mie ricerche continuano.

ita  I Limoni di Sorrento sono un vero e proprio patrimonio, tanto da aver meritato il marchio IGP, ovvero prodotto di indicazione geografica protetta con il termine “Limone di Sorrento”.
Questi particolari limoni, coltivati nella penisola sorrentina, hanno dimensioni estremamente grosse (non pesano mai meno di 85 grammi), la loro composizione è particolarmente acida ma ricca di Sali minerali e vitamina C, la polpa, giallo paglierino è particolarmente succosa e viene infatti mangiata a morsi dalla maggioranza degli amanti di questo frutto. In particolare colpisce lo spessore sia della buccia che della polpa giallina mentre il succo che se ne ricava non è molto abbondante. Utilizzato in particolare per la produzione di liquori come il limoncello di Sorrento è famoso in tutto il mondo ed esportato per le tavole dei buongustai o per la creazione di delicati sorbetti e dolci (in particolare la famosissima delizia al limone). I Limoni di Sorrento vengono coltivati ancora secondo la tradizione locale, gli alberi di limone vengono infatti ombreggiati dalle cosiddette “pagliarelle”, ovvero delle stuoie di paglia sorrette da apposite strutture in legno, che offrono riparo agli alberi soprattutto nel periodo invernale. Vento e pioggia vengono quindi filtrate provocando tra gli altri effetti, un ritardo del periodo di maturazione della pianta. Secondo fonti storiche i Limoni di Sorrento erano coltivati con questa particolare tecnica già nel 1500 ma si trovano cenni di queste coltivazioni anche nei resti romani dell’area. L’alta qualità di questi agrumi caratterizzati da un peculiare sapore ed odore, li rende un frutto prelibato per gli amanti della buona tavola e contribuisce alla creazione di un mercato commerciale unico se si pensa che questi agrumi sono prodotti in circa 400 ettari di terreno (che danno vita ad ottomila tonnellate di prodotto puro l’anno) suddivisi tra i comuni di Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense, Capri ed Anacapri.
I miei ricordi mi riportano inevitabilmente alla stagione estiva, quando nonno rientrava a casa con queste buste grandissime di Limoni di Sorrento e scattava in automatico la limonata artigianale di nonna.
Piuttosto che ripenso alla meraviglia di passeggiare tra i viali alberati ed essere rapiti da questi colori cosi forti, decisi, pieni di storia e carattere.
Idee ricetta?

eng The Lemons of Sorrento are a real asset of this area, so much to have deserved the IGP certification, Protected Geographical Indication Product under the name of “Limoni di Sorrento”. These special lemons grown on the Sorrento peninsula and are particularly large in size (everyone weighs no less than 85 grams), their composition is particularly sour but rich in mineral salts and vitamin C, the pulp is particularly juicy and it’s eaten in fact, just biting it. Particularly striking is the thickness of the skin that yellowish pulp while the juice is not very abundant but very tasty. Used in particular for the production of liqueurs such as the marvelous Limoncello of Sorrento, famous all over the world and exported to the tables of gourmets, or for creating delicate sorbets and desserts (especially the famous Delizia al Limone – lemon cake). The lemons from Sorrento are still cultivated according to local tradition, the lemon trees are in fact shadowed by the so-called “pagliarelle”, a sort of straw mats supported by special wooden structures, which provide shelter to the trees during the winter. Wind and rain are then filtered causing among other effects, a delay of the vesting period of the plant. According to historical sources, the Sorrento lemons were grown with this technique already in 1500, but there are hints of these crops even in Roman ruins in the area testifying its ancient origin. The high quality of these citrus fruits are characterized by a peculiar taste and smell, making them a delicious fruit for lovers of good food and contributes to the creation of a commercial market even if these citrus fruits are produced in only 400 hectares of land (that give life to approximately eight thousand tons of pure product per year) divided between the municipalities of Massa Lubrense , Meta, Piano di Sorrento, Sorrento, Sant’Agnello, Vico Equense, Capri and Anacapri.

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Gragnano: pastai e pastifici

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ita La pasta è pasta, ed anche se l’Italia è famosa per questo cibo e ne consuma letteralmente quintali ogni giorno, per me la Pasta di Gragnano ha una marcia in più che la rende la più famosa nel mondo. Semola di grano duro e acqua delle sorgenti locali, sono questi gli ingredienti della pasta gragnanese che ha però ottenuto solo quest’ottobre il marchio IGP (Indicazione geografica protetta).
La ricetta della pasta di Gragnano, ancora oggi seguita alla lettera dai pastifici locali, risale al sedicesimo secolo quando la pasta divenne l’alimento principale della dieta locale a causa del suo basso costo che lo rese un rimedio ideale alla carestia che incombeva sul Regno di Napoli. Il clima tipico, quel misto di giorni di sole, vento e umidità e l’utilizzo di acqua locale di origina naturale hanno reso questa pasta famosissima.
Lisce, apprezzate per la leggerezza e Rigate, perfette per i sughi e i condimenti liquidi!
I pastifici tradizionali (in cui lavorano i cosiddetti Pastai) che ancora sopravvivono e prosperano nella città in provincia di Napoli sono in particolare: il Pastificio Di Martino e il Pastificio Lucio Garofalo. La pasta Di Martino e Garofalo, infatti, sono dei veri e proprio casi di successo internazionale e vengono distribuiti in tutto il mondo come simbolo della cucina italiana. La Fabbrica della Pasta di Gragnano, La Cooperativa Pastai Gragnanesi, Il Pastificio Artigianale
, Il Vecchio Pastaio il Pastificio D’Apuzzo e L’Anima Di Grano Pastificio sono altri produttori rinomati forse piĂą in ambito locale ma che contribuiscono a dar vita al tipico alimento che ancora viene lavorato artigianalmente. Questi prodotti tipici, esportati nel mondo, vengono apprezzati ancora come prodotti artigianali di gran pregio e danno lustro alla regione Campania particolarmente famosa per i suoi patrimoni alimentari.

Mi piacciono tutti i formati di pasta e a Gragnano ce ne sono di particolari, ma nella sua semplicita’ io adoro letteralmente lo spaghetto di Gragnano ai frutti di mare!!!

eng The pasta is pasta, and even if Italy is famous for this food and it consumes literally tons of it daily Gragnano pasta has a little something extra that makes it the best all over the world. Durum wheat semolina and water from local sources, these are the only ingredients of the Gragnano Pasta that since this last October is now an IGP food. The recipe for the Pasta in Gragnano, still follows the tradition. Dated back to the sixteenth century when the pasta became the most common local food because of its low cost that made him an ideal remedy to the famine looming over the Regno di Napoli. The typical weather, a mixture of sunny days, wind and humidity and the use of local water originates from natural fountains made ​​this paste the most famous. Liscia (smooth), appreciated for its lightness and Rigata (striped), perfect for sauces and liquid dressing can be handmade, bronze drawn, rolled, for the oven or nested depending on the use and on the making process applied. The traditional pastamaker (called Pastai) that still survive in the city in the province of Naples are in particular: il Pastificio Di Martino and il Pastificio Lucio Garofalo. Their Pasta are, in fact, a well know international brand distributed all over the world as the symbol of the Italian cooking tradition. La Fabbrica della Pasta di Gragnano, La Cooperativa Pastai Gragnanesi, Il Pastificio Artigianale, Il Vecchio Pastaio il Pastificio D’Apuzzo and are some of the other respected names in the preparation of this typical food that is still made ​​traditionally.