Al mercato col Personal Trainer

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Carciofo
Ottimo per fegato e reni, con proprietà digestive e diuretiche ed utile contro stipsi e stitichezza. Un altro ortaggio dalle grandi caratteristiche nutrizionali. La cinarina contenuta in elevata quantità è stato dimostrato da innumerevoli studi, essere in grado di stimolare la produzione ed il deflusso di bile oltre a stimolare nel fegato la  rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate da tossine ed alcool.
Quest’ortaggio è particolarmente indicato per coloro che soffrono di disturbi gastro-intestinali, problemi digestivi, stitichezza,vomito, nausea e problemi di reflusso gastroesofageo. Per poter usufruire al meglio delle virtù benefiche di questo ortaggio, occorre tener presente che molte delle sostanze nutritive e delle proprietà organolettiche dei carciofi tendono a disperdersi se essi vengono consumati fritti oppure se vengono mangiati insieme a insaccati e formaggi o accompagnati dal vino.
Ne viene sconsigliato il consumo alle donne che allattamento, in quanto i carciofi ostacolano la secrezione lattea. Anche coloro che hanno problemi di calcoli biliari, in particolare se di piccole dimensioni, dovrebbero evitare i carciofi, che possono provocare coliche molto dolorose.

Miele d’eucalipto
In Italia si produce nelle zone dell’Italia meridionale e centrale, dove l’eucaliptus è stato piantato per il rimboschimento. Dal punto di vista terapeutico è un antisettico delle vie urinarie e respiratorie, antitosse e anticatarro
Alimento energetico composto da zuccheri semplici (fruttosio-glucosio) facilmente digeribile, contiene: enzimi, vitamine, oligominerali, sostanze antibiotico-simili e sostanze che possono favorire i processi di accrescimento.
Per gustare il miele è consigliabile, per chi lo usasse come dolcificante nel latte o in altre bevande, di non aggiungerlo mai quando queste sono bollenti, ma solo e sempre quando sono bevibili, poiché una temperatura troppo alta sottrae al miele gran parte delle sue proprietà.

Anacardi
L’anacardio contiene un’alta percentuale di acidi grassi monoinsaturi, acido folico, vitamine B1, B2 e sali minerali (soprattutto magnesio,ferro, fosforo, calcio potassio, zinco e selenio). Gli anacardi contengono buone quantità di proteine e di steroli vegetali, sostanze naturali che aiutano a ridurre l’assorbimento del colesterolo. E’ un alimento ipercalorico per cui è consigliato consumarlo a piccole dosi, il 49% del peso è costituito da lipidi; questi ultimi apportano circa il 70% dell’energia complessiva (mentre solo il 10% delle calorie deriva da proteine e il 20% da carboidrati). Gli anacardi, oltre ad avere una frequenza di consumo limitata a 2-3 volte la settimana (rientrando nella categoria della frutta secca), dovrebbero essere contestualizzati in una dieta povera di grassi (dei quali sono ricchi) e le relative porzioni non dovrebbero superare i 15-20g di parte edibile (90-120kcal).

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Il pepe verde

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Buongiorno e buon lunedi a tutti.
Oggi in dispensa…Il pepe verde!

ita Lo avreste mai detto che anche il pepe può avere tante varianti tutte utilizzate nel mondo per colorare i piatti più famosi degli chef? Ebbene si, il pepe, che noi conosciamo più comunemente come pepe nero, in realtà viene lavorato in maniera diversa per dare vita a multiple varietà tutte da assaggiare per esaltare i sapori della nostra cucina. Nero Malabar, rosa, rosso, arancio, verde, bianco Sarawak, bianco Muntok e nero Tellicherry sono queste le varianti principali del comune pepe da tavola.
Il Pepe verde, in particolare, è ricavato dai baccelli acerbi della pianta di Piper nigrum (una pianta sempreverde originaria delle regioni sud indiane ed utilizzata per produrre anche il pepe nero) lavorati con una procedura a base di diossido di zolfo che ne preserva il colore verde e il sapore leggermente immaturo originario del chicco. Tradizionalmente viene conservato in salamoia ed utilizzato nella cucina asiatica per dare sapore alle ricette tradizionali ma può essere macinato ed utilizzato, una volta essiccato, come normale pepe in polvere. Come molte spezie si conserva meglio sottovuoto e in luoghi freschi ma asciutti, soprattutto non illuminati, l’ideale quindi è un contenitore ermetico di vetro in dispensa o meglio ancora in cantina. Attenzione però a non esagerare, anche se a prima vista la quantità di pepe aggiunta ai vostri piatti può sembrare irrisoria le piante di maggiore qualità possono essere piuttosto piccanti e quando ben conservato – soprattutto se in salamoia – il pepe verde ha un sapore molto deciso che dovrebbe invitarci alla prudenza nel dosaggio soprattutto se non siamo abituati a questo gusto. Se cercate ispirazione, la cucina tailandese offre moltissimi spunti per l’utilizzo del pepe verde in ricette tradizionali e più moderne soprattutto se abbinato al Riso Thai, tipico di quelle aree.
Noi vi consigliamo di provarlo magari con il nostro riso di Padova.

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eng Would you have believed that the pepper can have so many variations all around the world to give your dishes several colors? Yes, the pepper , which we know more commonly as black pepper, can be processed in different ways, using several methods to give us a final product with a specific color and flavor all to try to enhance our cuisine. Malabar black, pink, red, orange, green, white Sarawak, Tellicherry black and white Muntok these are just some of the main variants of the common table pepper, the one we are used to spread with garlic and butter on our bread and rolls. The Green Pepper (not to be confused with the Pepperoni) is obtained from the unripe seed of the Piper Nigrum plant (an evergreen plant native to the southern regions of India and also used to produce the black pepper and some other variants). This seeds are processed with sulfur dioxide and other chemical procedures to preserves the green color and the taste slightly rape. The Green Pepper it’s traditionally preserved in pickle and used in Asian cooking to give flavor to the traditional recipes, but can be dried and used as normal pepper powder. How many spices usually are, Green Pepper too must be stored in a cool but dry and dark cellar or cabinet and never exposed to light. Ideally in a glass jar. If the Pepper is not exposed to air and light the flavor will keep is taste for longer. Even if you like it be careful not to overdo it, though at first glance the amount of pepper added to your dishes may seem small this plant has a strong and spicy taste, and when well preserved – especially if in brine – the hot flavor can be powerful and this should invite caution in the dosage especially if you are not used to this taste. If you look for inspiration Thai cuisine offers plenty of ideas especially if combined with Thai rice, while we recommend you to try it with our rice of Padova.

Riso di Padova

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Oggi, affacciandomi in dispenda, ho trovato…

ita È riconosciuto come presidio di Slow Food e per questo molto rinomato in Italia; il Riso di Grumolo delle Abbadesse è una speciale qualità di riso coltivata in Veneto (a Grumolo delle Abbadesse appunto) ed è conosciuto più comunemente come il riso di Padova.
La sua coltivazione è stata introdotta nel sedicesimo secolo dalle monache benedettine del convento di San Pietro di Vicenza, dette appunto Badesse. Ancora oggi, grazie all’azione di Slow Food, questo alimento viene prodotto secondo la tradizione. La sua caratteristica, dovuta alla particolare composizione del terreno ed alle acque in cui viene coltivato, è quella di gonfiarsi molto durante la cottura, assorbendo quindi i condimenti. Questa peculiarità lo rende perfetto per i risotti ed altri piatti tradizionali (ad esempio il riso con i bisi, il risotto ai fegatini, o quello con l’anguilla e i frutti di mare) anche se all’apparenza il chicco sembra molto piccolo.
Questa varietà detta anche Vialone nano, appunto per le sue dimensioni ridotte, è apprezzata in tutta Italia per molti piatti. Le badesse del convento furono le prime a bonificare il terreno costruendo canali di irrigazione che allagassero le risaie. Questi canali sono tutt’ora utilizzati (almeno in parte) per coltivare il riso di Padova e portano alle risaie le acque del fiume Tesina che era anche tradizionalmente utilizzato per il trasporto del prodotto finito. Oggigiorno le risaie sono utilizzate per la coltivazione di varietà di riso più richieste dal mercato (ad esempio il carnaroli) o cereali di diverso tipo (come il mais). Essendo poco richiesto il vialone nano occupa solo una percentuale minima del mercato del sito (circa un terzo del totale) ed è stato solo di recente rivalutato grazie al sostegno di Slow Food Veneto che sta cercando di rilanciare la storicità di questo prodotto che resta però ancora di uso locale o di nicchia.

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eng It is recognized as a “presidio” of Slow Food, and for this is very famous in Italy and abroad; the Rice of Grumolo delle Abbadesse is a special quality rice grown in the Veneto region (in Grumolo delle Abbadesse of course) and is more commonly known as the rice of Padova. Its cultivation was introduced in the sixteenth century by the Benedictine nuns of the convent of San Pietro di Vicenza, popularly called Abbadesse. Even today, thanks to the action of Slow Food, this food is produced according to the old tradition. Its characteristic, due to the particular composition of the soil and the water in which it is grown, make it perfect to be used for specific dishes, they swell very well and thus absorb the seasonings enhancing the taste of the meal. This feature makes it perfect for risotto (such as rice with peas, risotto with chicken livers, or the one with the eel and sea foods), although apparently the grain looks very small it is much appreciated for these dishes. This variety, also called Riso nano del Vialone because of the small size, it’s appreciated in the Italian market. The Abbesses were the first to clear the land by building irrigation canals to flow the rice paddies. These creeks are still used (at least in part) to grow rice leading the waters of the river Tesina which was also traditionally used for the transportation of the finished product to the markets. Nowadays, the rice fields are used for the cultivation of rice varieties most in demand from the market (for example the Carnaroli rise or even grains of different types, such as corn). The Vialone nano occupies only a small percentage of the market request of rice (about one-third of the total) and it was only recently evaluated thanks to the support of Slow Food Veneto, which is trying to revive the historicity of this product.

Gli agrumi della costiera

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Come spesso faccio soprattutto nel periodo invernale e primaverile, anche stamattina ho potuto godere di panorami di cui non mi stanco mai… Costiera Sorrentina, li dove la musica in auto ha tutt’altro sapore 🙂
Li dove il cibo conserva il sapore della terra…e dopo il secondo caffe’ della giornata, questa volta vicino al mare, le mie ricerche continuano.

ita  I Limoni di Sorrento sono un vero e proprio patrimonio, tanto da aver meritato il marchio IGP, ovvero prodotto di indicazione geografica protetta con il termine “Limone di Sorrento”.
Questi particolari limoni, coltivati nella penisola sorrentina, hanno dimensioni estremamente grosse (non pesano mai meno di 85 grammi), la loro composizione è particolarmente acida ma ricca di Sali minerali e vitamina C, la polpa, giallo paglierino è particolarmente succosa e viene infatti mangiata a morsi dalla maggioranza degli amanti di questo frutto. In particolare colpisce lo spessore sia della buccia che della polpa giallina mentre il succo che se ne ricava non è molto abbondante. Utilizzato in particolare per la produzione di liquori come il limoncello di Sorrento è famoso in tutto il mondo ed esportato per le tavole dei buongustai o per la creazione di delicati sorbetti e dolci (in particolare la famosissima delizia al limone). I Limoni di Sorrento vengono coltivati ancora secondo la tradizione locale, gli alberi di limone vengono infatti ombreggiati dalle cosiddette “pagliarelle”, ovvero delle stuoie di paglia sorrette da apposite strutture in legno, che offrono riparo agli alberi soprattutto nel periodo invernale. Vento e pioggia vengono quindi filtrate provocando tra gli altri effetti, un ritardo del periodo di maturazione della pianta. Secondo fonti storiche i Limoni di Sorrento erano coltivati con questa particolare tecnica già nel 1500 ma si trovano cenni di queste coltivazioni anche nei resti romani dell’area. L’alta qualità di questi agrumi caratterizzati da un peculiare sapore ed odore, li rende un frutto prelibato per gli amanti della buona tavola e contribuisce alla creazione di un mercato commerciale unico se si pensa che questi agrumi sono prodotti in circa 400 ettari di terreno (che danno vita ad ottomila tonnellate di prodotto puro l’anno) suddivisi tra i comuni di Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense, Capri ed Anacapri.
I miei ricordi mi riportano inevitabilmente alla stagione estiva, quando nonno rientrava a casa con queste buste grandissime di Limoni di Sorrento e scattava in automatico la limonata artigianale di nonna.
Piuttosto che ripenso alla meraviglia di passeggiare tra i viali alberati ed essere rapiti da questi colori cosi forti, decisi, pieni di storia e carattere.
Idee ricetta?

eng The Lemons of Sorrento are a real asset of this area, so much to have deserved the IGP certification, Protected Geographical Indication Product under the name of “Limoni di Sorrento”. These special lemons grown on the Sorrento peninsula and are particularly large in size (everyone weighs no less than 85 grams), their composition is particularly sour but rich in mineral salts and vitamin C, the pulp is particularly juicy and it’s eaten in fact, just biting it. Particularly striking is the thickness of the skin that yellowish pulp while the juice is not very abundant but very tasty. Used in particular for the production of liqueurs such as the marvelous Limoncello of Sorrento, famous all over the world and exported to the tables of gourmets, or for creating delicate sorbets and desserts (especially the famous Delizia al Limone – lemon cake). The lemons from Sorrento are still cultivated according to local tradition, the lemon trees are in fact shadowed by the so-called “pagliarelle”, a sort of straw mats supported by special wooden structures, which provide shelter to the trees during the winter. Wind and rain are then filtered causing among other effects, a delay of the vesting period of the plant. According to historical sources, the Sorrento lemons were grown with this technique already in 1500, but there are hints of these crops even in Roman ruins in the area testifying its ancient origin. The high quality of these citrus fruits are characterized by a peculiar taste and smell, making them a delicious fruit for lovers of good food and contributes to the creation of a commercial market even if these citrus fruits are produced in only 400 hectares of land (that give life to approximately eight thousand tons of pure product per year) divided between the municipalities of Massa Lubrense , Meta, Piano di Sorrento, Sorrento, Sant’Agnello, Vico Equense, Capri and Anacapri.

Il pepe rosa

il Pepe rosa

ita Nei mercati e nei supermercati più comodi è facile trovarlo a disposizione del grande pubblico. Lo chiamano il falso pepe ma più comune è conosciuto come pepe rosa, a causa del suo colore rosato. Il pepe rosa, in effetti, non è un vero e proprio pepe, come da esempio il pepe verde, tanto che non deriva dalla pianta di Piper nigrum ma da una diversa pianta, lo Schinus molle, anche’esso un sempreverde, originario dei paesi dell’America del sud ed in particolare di Bolivia, Perù e Cile molto simile alla pianta del pepe per aspetto.  Questa pianta, alta quasi 7 metri, cresce sugli altopiani latini e da vita ad una pianta anche piuttosto decorativa.
Una caratteristica è infatti l’odore aromatico che la pianta stessa sprigiona nei periodi di fioritura. Facile da coltivare e piuttosto rustica questo vegetale dà vita ad una bacca rossastra molto profumata. Questi frutti sono esteticamente molto simili a quelli del pepe nero, se a questo aggiungiamo la lavorazione in polvere e l’utilizzo come spezia da cucina si può facilmente capire come nasca l’erroneo nome pepe rosa. Nelle Ande questo tipo di spezia si utilizza soprattutto in una miscela, diluita con altre spezie in quanto contiene alcune sostanze che prese in dosaggi elevati possono essere tossiche per il corpo umano. Secondo la tradizione il pepe rosa ha doti mediche di gran rilievo ed è l’ideale per curare diversi malanni anche dei giorni nostri, oltre che per l’uso più comune è culinario.
Questa pianta molto speziata è l’ideale sia con la pasta che con i secondi, in particolare per i piatti che richiedono un sapore delicato. La conservazione delle bacche deve avvenire in salamoia oppure in bacche essiccate conservate in luogo fresco e asciutto.
In Italia talvolta viene anche coltivato allo stato selvatico; in questo caso la pianta è decisamente di dimensioni ridotte, ma il sapore piccante resta invariato.

il Pepe rosa

eng  Bought in streets’ markets or in supermarkets is easy to find and available to the general public. They call it the false pepper but most common is known as pink pepper, because of its pinkish/reddish color. The pink pepper, in fact , is not a real pepper plant, like green pepper or black pepper, in fact it does not derive from the plant Piper Nigrum (the one from which the other peppers are born) but from a different plant, the Schinus molle , this too an evergreen, but originating in the countries of South America, especially Bolivia, Peru and Chile. This plant, almost 23 feet high, grows in the Latin American highlands and gives life to a plant also quite decorative.  A characteristic feature is the aromatic smell that the plant itself releases during the periods of flowering. Easy to grow, this rather rustic plant gives life to a very fragrant reddish berry used to create the pink pepper powder. These fruits are aesthetically very similar to those of black pepper, if we add to this the same powder processing and use in dishes, you can easily figure out how it has been called pink pepper even if it’s a completely different vegetable. In the Andes this type of spice is used especially in a mixture, diluted with other spices as it contains some substances that taken in high doses may be toxic to the human body. According to tradition, pink pepper has medical qualities of great importance but the most common use is culinary.
This plant is very spicy and ideal with pasta in particular for dishes that require a delicate flavor (fish or meat). The conservation of the berries must be pickled or dried berries stored in a cool dry place.
In Italy is also sometimes cultivated wild, in this case the plant is very small , but the spicy flavor remains unchanged.

La dispensa: dal mercato alla lettura delle etichette.

La prima cosa che dobbiamo fare se vogliamo seguire la regola dei 5 è iniziare da una delle mie grandi passioni, la spesa.

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Tra bancarelle del mercato, scaffali di supermercati e negozi specializzati, ci perderei delle ore . Ho il mio verdummaro di fiducia, il pescivendolo, la bottega dove compro il baccalà, dove compro la frutta secca e cosi via…insomma, ogni cosa ha il suo luogo giusto ma senza perderci tra mille chiacchiere, ritorniamo alla dispensa! Ritorniamo per la precisione, a cosa e’ IN o cosa e’ OUT, per una cucina sana e un’alimentazione equilibrata.
OUT: merendine, barattoli di cioccolata, biscotti, caramelle, gallette di riso (per chi ci prova), prodotti lievitati, maionese, cremine varie, buste di preparati per secondi o primi piatti liofilizzati o surgelati, dadi, sughi pronti, e tante altre cose che siccome non compro faccio fatica a ricordare!
IN: cereali, muesli, prodotti integrali, miele, marmellata senza zucchero, cioccolata fondente, frutta secca e disidratata, yoguth,  legumi secchi, pasta di kamut,spezie, ottimo olio e tanti tanti altri.
E come dico sempre, non e’ solo una questione di calorie ma anche e soprattutto, di salute.

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Al bando dalla mia dispensa, dunque,  prodotti con coloranti, grassi idrogenati, aromi artificiali, lievito industriale, zuccheri aggiunti, e tutte quelle modifiche che le grande aziende impongono per ovvi motivi di ritorno economico (perchè le cose naturali si posso produrre e il Bio ed il Biodinamico ne sono una prova). Poi  se ci riflettiamo un attimo, non solo fanno ingrassare perche’ piene di grassi, zuccheri etc,  sono propri questi prodotti che più di tutti fanno male alla salute, proprio perché non naturali!
Qui, imparare a leggere le etichette fa la differenza. Innanzitutto, meno cose scritte leggete nella lista degli alimenti, meglio è! E poi, lo sapevate che gli ingredienti di un prodotto sono scritti in ordine decrescente di quantità? quindi se state acquistando una tavoletta di cioccolato per esempio, dovreste trovare come primo ingrediente  polvere di cacao  e no zucchero!
Ancora, se il succo è di arancia rossa, non dovrei trovarci dentro il concentrato di barbabietola… eppure lo leggo!
Allora, il consiglio che mi sento di darvi, e’ quello d’imparate a leggere prima d’acquistare e scartare quello che non vi piace, e soprattutto convince poco.
Non sarà semplice ripulire la dispensa all’inizio ma con un pò di costanza, e la spinta in più data dalla voglia di benessere, la regola dei 5 diventerà solo una piacevole e semplice abitudine!