Le acque di Stabiae

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ita Castellammare di Stabia fa acqua da tutte le parti.
Recitava così un famoso spot cittadino riferendosi non alla situazione politica (!) ma a vere e proprio fonti termali. La città delle acque, Stabiae appunto, è famosa per le 28 sorgenti di acque minerali naturali che sgorgano dal sottosuolo e che sono largamente utilizzate per trattamenti terapeutici. Il patrimonio idrico della città è una risorsa importante, purtroppo poco sfruttata, che rende Castellammare di Stabia una meta molto ambita. Alcune delle fonti possono essere “assaggiate” semplicemente passeggiando per il centro ed abbeverandosi alle fontanelle pubbliche, quasi un rito a in citta’, mentre per avere accesso alla complessità dell’offerta è necessario recarsi presso uno dei centri termali che mi piacerebbe definire “ancora attivi” ma che purtroppo, come tante realta’ italiane e in particolare al sud Italia, riversano in condizioni critiche dovute a scelte gestionali sbagliate e a tanti problemi di cui purtroppo noi “poveri comuni mortali” spesso restiamo all’ oscuro. Ma torniamo a noi…
La composizione chimica delle diverse acque le rende tutte più o meno utili per la cura di specifiche patologie tanto che esse vengono letteralmente prescritte come cure mediche e il loro potere è documentato. C’è però da avvisare che a differenza delle acque minerali a cui siamo abituate, proprio a causa della loro ricchezza di minerali, le acque di Stabia hanno un sapore molto deciso in alcuni casi persino sgradevole che le avvicina ancora di più ad alcune medicine. Solo i più temerari riusciranno infatti ad assaggiarle tutte senza mai storcere il naso.
Tra le più usate l’Acqua Ferrata, ricca di ferro e quindi ideale per le anemie; l’acidula perfetta per la digestione, L’acqua della Madonna (che viene anche imbottigliata e distribuita localmente) è la più apprezzata e perfetta per abbassare la pressione ed aiutare la diuresi. La Media, lassativa, e la Magnesia, perfetta per le coliti si accompagnano alla Muraglione, utilizzata come vero e proprio purgante insieme anche all’acqua Stabia. La Pozzillo è disintossicante, mentre la San Vincenzo (tra le più apprezzate) è un naturale anti infiammatorio. Dall’odore caratteristico troviamo invece, la Solfurea, la Solfurea Ferrata e la Carbonica ideali per allergie e ipertensione, e persino per il diabete.

eng Castellammare di Stabia loses water everywhere. This is a famous citizen advertising but not referring to the political situation, we are really talking about water, mostly about its thermal fountains. The city of the water – that’s the second name of Stabiae in fact – is famous for the 28 sources of natural mineral waters that flow from underground and that are widely used for therapeutic treatments. “The waters” are an important resource for the city, unfortunately underutilized , which makes Castellammare di Stabia, a very popular destination from worldwide and especially from Germany. Some of the sources can be “tasted” just by walking through the city and drinking from the fountains in the streets but to have access to the complexity of the offer one must go to one of the spas still active. The chemical composition of the different water makes them all more or less useful for the treatment of specific diseases so that they are literally prescribed as a medical treatment and their power is documented. You must, however, be warned that unlike mineral waters in bottles, because of their mineral richness, these waters have a very strong flavor (and often smell) in some cases even unpleasant and very similar to medicines. Only the most foolhardy indeed are able to taste them all and never turn up their noses. Among the most the “Ferrata” Water, rich in iron is used to cure anemia; the “Acidula” is perfect for the digestion, the “acqua della Madonna” (which is also bottled and distributed locally) is the most popular and perfect for lower the blood pressure and help dieresis. The “Media”, laxative, and the “Magesia”, perfect for colitis accompany the “Muraglione”, used as a purgative together with the “Stabia”. The “Pozzillo” is detoxifying, while the “San Vincenzo” (one of the most popular) is a natural anti inflammatory . The less popular, mainly for their strong smell are the “Solfurea”, the “Solfurea Ferrata” and the “Carbonica” ideal, however, for allergies and high blood pressure and even diabetes.

 

Quelli del lunedì

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Metti un gruppo d’amici…coppie, single, chi si conosce appena o chi da 25 anni.
Metti una mansarda, del cibo, tanto vino, giochi e voglia di ridere.
Metti infine il piacere di cucinare e riuniscili tutti il lunedì sera, con tanto di fototessera! E per magia, ecco che… Quelli del lunedì.

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La sfida era di riuscire a fare la spesa con una quota minima di partecipazione, qualche euro a testa, e cucinare tutti insieme…anche se poi si sa, i cuochi in queste occasioni sono quasi sempre gli stessi, e ognuno con la sua immancabile specialità. Il resto della serata? Chiacchiere, risate a crepapelle, giochi adolescenziali (…il mimoooo!) e ancora chiacchiere 🙂
D’estate poi, il piacere della grigliata all’aperto e i giochi d’acqua! Insomma, come un gruppo di  trentenni possa regredire nel modo più semplice e naturale,  lo trovi tra i ricordi e i racconti di Quelli del lunedì.
E poi? E poi si cresce davvero, qualcuno si sposa, qualcuno va via ed altri rimangono. La tessera ed il numero del gruppo c’è sempre ma non sempre si riesce a vedere tutti insieme, almeno non di lunedi.
Ma nonostante la leggera malinconia rispolverando quei ricordi, c’e’ un sempre di cui sono sicura e che so non finira’, chiamala pure AMICIZIA.
🙂

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Ai miei amici del lunedì,
perche’ per tutti i
lunedì che verranno, per me resta sempre e comunque un Si!

Wiener Schnitzel

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Battiamo le fette di vitello (o di maiale) ed insaporiamole con il sale.
A parte, sbattiamo le uova a cui, nella versione di Tavolo per 2 se lo vorrete, aggiungeremo un pizzico di pepe, un po’ di parmigiano!
Impaniamo le fette di carne nella farina, e dopo averle scrollate ben bene, immergiamole prima nell’uovo sbattuto, poi nel pan grattato.
Prepariamo intanto una padella in cui friggeremo le Schnitzel, con abbondante olio e/o strutto.
Facciamolo riscaldare bene, dopodiche’ immergiamo le fette avendo cura, nel momento cui andremo a girarle per controllare la cottura, di non infilzare mai la carne!
Una volta cotte, prima di servirla, asciughiamo la carne su di un piatto con carta assorbente.

Oltre ai numerosi Cafe’ che la propongono, servita sempre con insalata di patate e fettina di limone, a Vienna il posto piu’ famoso in cui provarla e’ il  Figlmüller (e Figlmüller Bäckerstraße)  entrambi i locali nel Ring nei pressi di Stephansplatz.

Figlmuller

Ingredienti:
Vitello o Maiale filetto di carre’
Uova
Farina
Pan grattato
Olio e/o strutto
Sale

Bio-Vienna

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Ho sempre pensato che chi lavora in ambito turistico, abbia una grande responsabilita’ nei confronti dei propri ospiti.
Una vacanza e’ spesso frutto di risparmi, rappresenta talvolta un’attesissima pausa dal lavoro, una fuga dalla realta’ che pressa, un ricordo che porterai con te per sempre e che un giorno racconterai ai tuoi figli. Un sogno da bambino che finalmente realizzi, momenti di condivisione con le persone che ami, piuttosto che un’occasione di lavoro che potrebbe cambiare la tua vita per sempre.
Un viaggio e’ un pezzo di vita su cui accendi i riflettori e per i miei 30 anni, le luci le ho accese su Vienna… e che luci!

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La citta’ addobbata a festa ha saputo regalarmi la magia del Natale, vissute nell’assoluta civilta’ e avanguardia che le capitali europee sanno regalare.
Ma la cosa cosa che mi ha colpito di piu’, in quel di Vienna, e’ stata la grandissima attenzione al mondo biologico, nell’alimentazione ma non solo….a partire per esempio dall’ albergo in cui ho soggiornato: Boutique Hotel Stadthalle, hotel 3 stelle (dagli standard di accoglienza molto alti), biofriendly! Pannelli solari, impianti fotovoltaici, acqua di servizo recuperata, acqua potabile trattata mediante l’uso di pietre naturali, sono solo esempi di come le iniziative di questa struttura ricettiva contribuiscano in maniera incisiva e concreta alla riduzione delle emissioni di CO2.
“Sii tu il cambiamento che ti aspetti dal mondo” questa la loro filosofia, e dalle piccole alle grandi cose, qui si fa sul serio!

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La colazione? Uau! Un trionfo di pane, latte, yogurt e formaggi provenienti da agricolture biologiche che ci ha deliziato oltre che divertite, allla scoperta di sapori nuovi e sani!
L’accoglienza? Che dire, la loro sensibilita’ nella scelta della gestione e’ trasparsa in ogni singolo gesto..a partire dal carinissimo biglietto di auguri scritto a mano, insieme alla mio regalo da parte dello staff: marmellata bio di albicocche! E’ bello, inutile nasconderlo, bello avere a che fare con chi fa del rispetto la base su cui vivere e costruire qualcosa d’importante come il proprio lavoro. Si vive meglio e grazie a questa singole realta’, forse un giorno si vivra’ meglio davvero. Per questo mi sento di dire, viva Vienna, viva il bio e viva lo Stadthalle!
Grazie per aver preso sul serio il mio viaggio 🙂

Grom, il gelato come una volta

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ita Non dire di aver assaggiato la panna, se prima non hai provato quella di Grom…  – Mi diceva.
Esagerata! – Pronta la mia risposta.
Eppure? Grom, meriti un post tutto tuo 🙂
“…Nessun utilizzo di coloranti, aromi, conservanti ed emulsionanti, acqua della sorgente di Sparea come base per i sorbetti e latte fresco intero di alta qualità’ per i gelati, uova di galline allevate a terra e selezioni dei migliori cacao e caffè’ del centro America “
Grom e’ questo, unito ad un gusto che poche volte ho ritrovato in un gelato. Mantecato e servito alla vecchia maniera, in vaschette credo di acciaio, si presenta con una consistenza simile ad uno yogurt molto denso.
Tra i gusti, non tantissime scelte (ma quelle giuste) che cambiano di mese in mese secondo il semplice e sano principio di stagionalita’.
Niente franchising, tanta attenzione per l’ambiente e dunque per la genuinita’ dei prodotti. Grande stima e ammirazione per gli ideatori e promotori di questo progetto, che purtroppo ad oggi ancora non ha torvato partner nel sud Italia. Lo troverete per esempio a New York ma da Roma in giu’, potrete solo fidarvi delle mie parole: tra le strade di Perugia una sinfonia di cioccolato, che dal latte sfumava al  fondente, incontravano i signori crema e caffè…Ci studiammo, c’assaggiammo e tra una chiacchiera e l’altra fui costretta a capitolare: Hai ragione, se non hai provato Grom…

eng  Grom, the ice cream as back in times
“You can’t say that you really tasted the cream, if you still haven’t tasted that one by Grom”, they told me.

“You’re exaggerating!” I replied.
And then…? Grom…you deserve your article!
“We don’t use flavor enhancers, coloring agents, preservatives and emulsifiers. We use the water from the Sparea source as base for the sorbets, and fresh whole quality milk for the ice creams. Our eggs are from hens that are bred on the fields, and we select the best kinds of cocoa and coffee from the South America.”
That’s Grom, with a special taste that I’ve already found into an ice cream not so many times. Their ice cream is creamed, and they serve it as in the past: they use to put it into a steel bowl, I guess, and it has the same consistency of a very thick yogurt. Regarding the different flavors, there is not a wide range of choice (but they’re right as well). And they change during the months as the seasons do. Simple and pure.
There’s no franchising, but a lot of attention to the environment and then to the genuineness of the products.
I feel a lot of respect and admiration for the creators and promoters of this project. But unfortunately it hasn’t find yet a proper partnership in the south of the Italy. You’ll find it, for example, in New York, but from Rome to the south, believe in me: through the streets of Perugia a chocolate symphony, that from the milk faded into the plain, met Mrs Cream and Mr Coffee. We examined each other, we tasted each other, and while I was chatting I’ve been forced to confess: you’re right, if you haven’t tested Grom…

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puoi provarlo anche a… >>

Vienna, tutti i luoghi del caffè

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Qui il tempo scorre lento e l’innovazione lascia spazio alle abitudini di sempre.
Incontro di generazioni, classi e geografie. Anziani borghesi affiancano giovani artisti trasandati e chic, fumanti tazze di tè si alternano e convivono con caldi gulash ungheresi, e qui, a tutte le ore, viennesi e turisti consumano tempo, letture, chiacchiere o pensieri svelati da facce talvolta sole e malinconiche. Questi i luoghi del caffè a Vienna.
Questi i miei Kaffee viennesi:
Hotel Sacher, perdonate l’irruenza ma per me trattasi di un’ostentata borghesia viennese, oramai rinchiusa in una realtà troppo turistica e accalcata per assaggiare una buona fetta di sacher (a mio avviso troppo asciutta e aromatizzata).

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Heiner, cafè in pieno centro, nei pressi di Stephansplatz. Ottima la Sacher, i dolci in genere e la cioccolata calda (che come quasi in tutta Vienna, risulta poco densa ma pur sempre buona). Qui le cameriere le trovi in abiti tipici, l’ambiente non è giovanissimo ma di quella sana ed elegante borghesia che regala ai turisti di passaggio, un assaggio di una Vienna ricca di storia e rituali d’altri tempi.

Vienna Strudel Heiner

Cafè Alt Wien, anche questo in pieno centro, qui l’atmosfera è cupa, bohèmien e piena di carattere.
Le numerose locandine attaccate ai muri di tutti gli eventi della città, rendono il suo essere dannato e in fervore allo stesso tempo. Ottimo il gulash e non male la schnitzer.

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Insomma, vivere Vienna senza vivere i suoi cafè, sarebbe un pò come venire a Napoli e non assaggiarlo sto caffè! Che ti piaccia o meno, lo devi provare.
E se c’è una cosa che ho invidiato ai viennesi è stata proprio la percezione del tempo che si vive in questi luoghi! Il sapersi concedere tempo per se, lontani dalla frenesia del bancone di un bar, con i suoi caffè presi al volo. Buoni si, ma poco attenti ai tanti volti che continuamente incrociamo, volti pieni di storia. Quella storia chiamata vita e che dai singoli gesti puoi provare a conoscere, capire o semplicemente immaginare.

Vienna cafè alt wien

Il ragù del Tandem

Stasera mi sento ispirata da uno dei grandi piatti della tradizione partenopea quasi introvabile nei ristoranti della città, il ragù.

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Eduardo De Filippo diceva più o meno così:

‘O rraù ca me piace a me / Il ragù che a me piace
m’ ‘o ffaceva sulo mammà / me lo faceva solo mammà
A che m’aggio spusato a te /Da quando ti ho sposato
ne parlammo pè ne parlà / ne parliamo tanto per parla’
Io nun songo difficultuso /Io non sono difficile
ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso /Ma togliamoci quest’abitudine

Sì,va buono: cumme vuò tu  / Si, va bene: come vuoi tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà? / Ora vorremmo pure litigare?
Tu che dice? Chest’ ‘è rraù? / Tu che dici? Questo è ragù?
E io m’ ‘o mmagno pè m’ ‘o mangià / Ed io me lo mangio tanto per mangiare
M’ ‘ a faja dicere na parola? / Ma me la fai dire una parola?
Chesta è carne c’ ‘ a pummarola / Questa è carne col pomodoro.

E forse è proprio questo il motivo della sua rarità, la tradizione è antica e trovare un ragù fatto bene è davvero cosa assai difficile.
Gli ingredienti sono semplici, ok..ma i tempi, per esempio, i tempi sono davvero lunghi: 8 ore! 8 ore in cui la carne  si spezza con un grissino e il pomodoro puppetea, senza mai attaccarsi al fondo e diventando scuro, dal sapore intenso.
Eppure, oltre allo storico ristorante Mimì alla ferrovia forse, a Napoli c’è un posto, giovane come chi l’ha ideato, in grado di riproporre questo piatto di cui noi amiamo parlare come una poesia, una poesia che si esprime dal cuore e che non si può improvvisare. Il Tandem, questo il nome del ristorante, ha fatto del ragù un vero must, riproponendolo come piatto unico: con ricotta o senza, con gli gnocchi o le mafaldine, qui puoi mangiare solo questo!
Forse non avrà pupp’tiato per 8 ore,ok, ma posso confermare che è davvero buono. La genialata poi, è stata riproporlo sotto forma di zuppa in cui fare la mitica scarpetta. Insomma, tra i vicoletti del centro storico, una piacevole e gustosa scoperta nel segno della tradizione.
E da profana,  sono davvero curiosa di sapere Eduardo cosa avrebbe scritto del Tandem e del suo ragù.

Ps. il mio cuoce per 3-4 ore, ma non è male…vi posterò la ricetta.

Montagna, abbuffate o grandi sciate?

Cosa posso aggiungere a questo week end?

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Sciare è una cosa spettacolare…sei tu e la montagna! Da lassù vedi il mondo e ti dici, aspè che mo vengo a prenderti!
Di mio scierei dalle 8 fino alle 15 senza pausa! E lo faccio appena posso…sono una neofita dello sci e ne sono affamata. Amore a prima vista!
Siccome sono alle prime armi per me togliere gli sci, slacciare gli scarponi e fermarmi a pranzare con polenta, ricchi piatti di pasta, panini strabordanti, cioccolate calde e bombe è impensabile.
Non pensate quanto si bruci poi sciando! Soprattutto se siete dei provetti sciatori e quindi la fatica è minima, lasciate perdere le abbuffate nelle baite durante la mattinata, soprattutto se poi ci sarà quella serale dinnanzi al camino del proprio appartamento.

Personalmente faccio una ricca e varia colazione al mattino. Di sicuro c’è sempre frutta fresca e secca; poi vario ma mi piace aggiungere sia del dolce che del salato. Allora via a yogurt con muesli e miele; pane tostato con miele o marmellata e perchè no del pane tostato con prosciutto!
Durante la giornata un paio di soste soprattutto per bere qualcosa di caldo.Tè,caffè,se proprio siamo stati bravi anche una bella cioccolata ma solo quella!
Via libera ad un pò di frutta, ottima la banana, un pò di frutta secca tra mandorle ed uvetta quei mix energetici che già pronti in pratiche bustine sono perfetti da portare con se. perchè no una bella fetta fetta di crostata a marmellata però!!!
C’é anche da dire che puo’ risultare pericoloso mangiare molto e riprendere a sciare…siamo in piena digestione (e a ben vedere dai piatti che escono sarà anche bella pesante), il sangue affluisce prevalentemente allo stomaco riducendone la quantità ai muscoli che se vi devono portare su e giù tra le piste ne hanno bisogno! Quindi si crea un bel conflitto: digestione lenta, muscoli non efficaci…rischiamo di farci male!
Siamo lì per divertirci non per abbuffarci.
Lasciamo il godereccio della montagna a momenti di riposo no di attività!
Ah dimenticavo…Stiamo sempre facendo sport, cerchiamo di bere molta acqua anche se il freddo non ci fa venire molta voglia!

Metti un week end…a Rivisondoli!

Ci sono momenti in cui hai voglia di evadere, momenti in cui prepari la valigia, ti metti in macchina e trasferisci la tua vita altrove.
E allora metti un week end a Rivisondoli, 2 ore da Napoli, tanta tanta neve, piste aperte ma poco affollate,  uno chalet, gli amici di sempre e si, oltre al camino c’è di più… Il cibo! Proteine, carboidrati, carboidrati, proteine, un film,  un po’ di vino, tanto vino, due chiacchiere con gli amici, per poi ricominciare 🙂
A tavola la tradizione regna sovrana, la montagna pensa a regalarci quel tocco in piu’ di freddo e genuinità e mentre alcuni pensano al vino e al pane (e che pane li a Rivisondoli!), altri cucinano e semplicemente riscaldano le delizie che la mamma d’esperienza ci ha dato in dono.
Scontata e forse un po’ banale ma se le cose semplici a me riempiono l’anima e i veri valori io li ritrovo in queste occasioni.

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Il film?
Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino.
Non ha deluso le mie aspettative, bello, intenso, pieno di ironia pirandelliana e con un finale fiabesco…
e non perche’ tutti vissero felici e contenti, ma perche’ probabilmente, tutti avremmo voluto quel finale!
Se ancora non l’avete visto, beh fatelo 🙂

Un vino?
Un montepulciano d’Abruzzo, Colle Secco del 2009
…bottiglia numerata!
Buono e strong, questi i due aggettivi che mi viene da suggerire. E anche se ormai non amo piu’ particolarmente il Montepulciano,
l’ho davvero gustato, accompagnandolo con una tagliatella alla bolognese e ben 200g di arrosto di paranza!

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Qualche piatto? Qualche, attenzione!
Salsiccia luganega al vino bianco
Patate novelle al rosmarino

Salsiccia e fagioli

In dispensa?
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Mozzarella di bufala casertana
Salame di cinghiale
Pane pizza stabiese
Prosciutto di Norcia
Mortadella col pistacchio

Ad Otranto, gli odori di New York!

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Ci sono posti che ti entrano dentro, oggettivamente belli e soggettivamente affascinanti. Otranto e’ uno di quelli per me.
…Mare, spiagge, il calore della gente. La pietra leccese ricca di storia e tradizioni. I cocktail di frutta fresca, mentre il Castello si specchia nell’acqua insaporita dalla luna. L’etichetta di Albano sul vino venduto tra un souvenir e l’altro, vicoletti stretti con scorci mozzafiato. Insomma, non ci vivrei ma appena posso ci ritorno e ogni volta la riflessione e’ la stessa..
Gridando ad alta voce SI all’integrazione, con estrema tristezza e assoluto dissenso per il razzismo e tutte le forme di violenza, per me che fondamentali sono gli odori legati ai ricordi, mi chiedo: ma perche’ nel centro storico di uno storicissimo paesino italiano del Sud Italia tutto dev’essere invaso dall’odore del kebab? Ma perche’ io se vado in Tunisa sent addor ru rau’ tra i tappeti?
La cucina e’ un libro aperto e in quanto tale tutto e’ cultura, tutto e’ esperienza, ma l’esperienza dell’importazione dobbiamo proprio riprovarla ovunque? Dobbiamo avere la possibilita’ di mangiare tutto ovunque? Cioe’ e’ normale che l’odore di Otranto che io devo ricordare e’ quella del Kebab? Boh, io non sono d’accordo. E attenzione, non ce l’ho col kebab, non mi dispiace nemmeno, forse ce l’ho con la mancanza di attenzione con chi dovrebbe salvaguardare e valorizzare un patrimonio enogastronomico invidiabile in tutto il mondo.