Frutta e verdura, il fascino del mercato.

 Tra voci, colori e profumi, ci perderei delle ore! A napoli poi…un continuo folklore di risate, complimenti galanti, assaggi e canti ammaliatori:
Accattetevill, è doc’ comm’ o zuccher!
E proprio come Ulisse con le sue sirene, anche oggi mi sono lasciata ammaliare da una spesa molto colorata e dalla curiosita’: questa volta voglio assaggiare una melanzana striata ma come sempre, andiamo un pò più nel dettaglio.

Asparagi
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Gli asparagi vantano ottime proprietà nutrizionali:
glucidi, protidi, fibre composte da cellulosa, pectine e lignina, vitamina A, quasi tutte le vitamine del gruppo B ed elementi minerali quali sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, zinco, rame e iodio.
SI
Dato l’elevato contenuto di potassio, gli asparagi sono un alimento molto utile al cuore e ai muscoli; hanno un discreto effetto diuretico a causa del rapporto potassio/azoto molto elevato e dell’asparagina, responsabile del forte odore penetrante.
Ricchi di fibra naturale risultano molto efficaci in caso di stipsi e nelle diete avendo un elevato potere saziante ed essendo ipocalorici.
Il modo migliore per consumarli è da crudi, grattugiando le punte, oltre al decotto che permette di sfruttarne a pieno le caratteristiche.
NO
Attenzione però che proprio l’elevata concentrazione di acidi urici crea complicazioni in caso di disturbi quali la gotta, le cistiti, le prostatiti, le calcolosi renali, l’osteoartrite e altre malattie osteoarticolari andando ad aggravare la condizione infiammatoria.

 

Melanzane
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Esistono diverse varietà di melanzane dalle tonde a quelle ovali piuttosto che allungate, a seconda della preparazione ce ne sono di specifiche potremmo dire. Il gusto e la polpa ovviamente variano, più piccante e con più semi quelle allungate, meno amare ma molto più compatte nella polpa quelle tonde.
La melanzana cruda apporta solamente 18 Kcal per 100 g. , risulta pertanto ottimale nelle diete ipocalorica a patto che lo sia anche la cottura. La melanzana, infatti, si comporta come una spugna assorbendo molto del condimento con cui viene cucinata. Il 92,7% è costituito da acqua, ottimo alimento diuretico pertanto; mentre il rimanente è ripartito tra carboidrati (2,6%), fibre (2,6%), proteine e grassi (tracce).
SI
Essendo fonte di fibre è un alimento ottimale per combattere la stipsi ed ha un buon potere saziante. La melanzana assorbe molti sali minerali dal terreno pertanto vanta discrete potenzialità rimineralizzanti, inoltre è adatta per chi soffre di crampi muscolari in quanto ricca di potassio. Tra le altre proprietà benefiche di questo ortaggio c’è l’aumento della produzione della bile, stimolandone il rilascio da parte delle cellule epatiche e contemporaneamente, agevola la digestione. Un vantaggio che porta al miglioramento della funzionalità epatica e alla riduzione del contenuto di colesterolo nel sangue. La terapia nutrizionale consiglia infatti una sana frittura di melanzana,rigorosamente in olio d’oliva, soprattutto della buccia, per il trattamento del fegato.
NO
Le melanzane crude contengono una considerevole quantità di solanina, sostanza alcaloidea glicosilata tossica, responsabile del sapore amore e contenuta soprattutto in patate germogliate e pomodori. L ‘assunzione in dosi eccessive di solanina può dar luogo ad effetti collaterali spiacevoli, quali sonnolenza, irritazione della mucosa gastrica, mal di testa improvvisi,febbre ed emolisi ecc. Ovviamente con la cottura si risolve il problema in quanto la quantità di solanina si dimezza.


Albicocche

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Una curiosità. Un tempo le donne cinesi mangiavano albicocche per favorire la fertilità. L’intuito femminile confermato poi dalle ricerche scientifiche che dimostrano come questo frutto sia ricco di minerali indispensabili per la produzione degli ormoni sessuali.
Come tutta la frutta l’albicocca è composta in gran parte da acqua (85% circa), proteine in minima parte, glucidi e fibra alimentare; buona la presenza di minerali, soprattutto il potassio a cui fanno seguito calcio, fosforo, sodio e ferro ed una buona percentuale di vitamina A, C e PP. Molto basso l’apporto calorico che corrisponde a 28 cal. per 100 gr.
L’albicocca possiamo reperirla e sfruttarne i benefici per tutto l’anno.
Il frutto secco infatti mantiene intatti i sali minerali che si trovano normalmente nel frutto fresco e , cosa più importante, l’alto contenuto di fibra alimentare, che, grazie alle sue proprietà è in grado di apportare benefici alle funzionalità dell’intestino e di ridurre il tasso di colesterolo e di zucchero presenti nel sangue.
Anche sulle albicocche secche ho un aneddoto, sembra che una popolazione che vive ai piedi dell’Himalaya, gli Hunza, famosa per la sua longevità dovuta in parte allo stile alimentare faccia largo consumo di albicocche secche! Gli Hunza le considerano un cibo medicina, alimento di lunga vita.
SI
Tali caratteristiche la rendono un ottimo frutto dal punto di vista nutrizionale, infatti le albicocche sono particolarmente indicata per chi ha problemi di anemia o di spossatezza cronica, insonnia, per le persone convalescenti, per gli anziani e per i bambini nell’età della crescita. L’alta percentuale di potassio presente nell’albicocca è in grado di prevenire vari disturbi a livello nervoso e muscolare, ottimo frutto d’assumere ad esempio dopo l’attività fisica. Buona percentuale di Vit. A che ricordo essere un forte antiossidante, ma soprattutto in vista dell’ estate facciamone scorta in quanto stimola la produzione di melanina, la sostanza responsabile dell’abbronzatura e della protezione della pelle dai raggi solari.
NO
Attenzione però all’apporto calorico decisamente elevato, un etto di albicocche secche apporto circa 200 calorie. altro consiglio scegliete quelle di colore scuro in quanto certamente non saranno state trattate con nessun additivo.

E allora che aspettiamo?
Diamo il via a ricche insalate con punte di asparagi crude, patè di melanzana cotta al forno e manciate di fresche,sode e ben mature albicocche.
🙂

Ciliegie, meglio di un lifting?

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I colori ne fanno ormai da padrone sui banchi dei mercati e chi fin’ora ha mangiato poca frutta, perchè quella invernale proprio non va giu’,
adesso niente scuse!
Finalmente possiamo sbizzarrirci, tra varieta’, colori e sapori esplosivi.
Oggi per voi al mercato: ciliege,nespole e fagiolini come verdura.

Le ciliegie, una tira l’altra!
E questi ci si sa 🙂 Ma da cosa sono composte?
Per l’80% circa da acqua, poi troviamo zuccheri, proteine (piccola percentuale), vitamine A e C, potassio, fosforo, calcio, ferro, sodio e magnesio.
Per le calorie, ogni 100 grammi di polpa ne calcoliamo circa 63.
Le ciliegie possono essere consumate nell’ambito di diete ipocaloriche e nel regime alimentare dei diabetici grazie all’elevato indice di sazietà ed al levulosio, uno zucchero che non ha controindicazioni per i diabetici.
Hanno un buon contenuto di flavonoidi, sostanze molto utili nella lotta ai “pericolosi” radicali liberi, sono un toccasana per la salute cardiovascolare in quanto aiutano a controllare i livelli di colesterolo, e stimolando la produzione di collagene, rallentano l’invecchiamento delle cellule del nostro organismo.
Le ciliegie hanno inoltre, forti proprietà lassative, per questo motivo non ne è consigliato l’uso nei bambini di età inferiore ai tre anni perché potrebbero provocare loro diarrea.

Le nespole, invece, sono composte per l’ 85,3 % da acqua, tracce di proteine e lipidi, carboidrati 6,1%, fibra 2,1 %, zuccheri solubili 6,1 %.
Tra i minerali sono presenti il sodio, il potassio, il ferro, il calcio ed il fosforo; più Vit B1 , B2 , B3 , Vitamina C e Vitamina A .
100 gr. di questo frutto apportano appena 28 calorie.
Pur avendo proprietà astringenti dovute all’abbondanza di tannini, non danno luogo a stitichezza prolungata ma sono dei naturali regolatori dell’intestino; in caso di diarrea le proprietà delle nespole non del tutto mature possono aiutare a risolvere il problema. Quando invece maturano hanno proprietà lassative, oltre che diuretiche. Aiutano a far regredire le infiammazioni emorroidali.
Ottime per gli sportivi in quanto aiutano a recuperare i sali minerali persi durante un’attività sportiva particolarmente intensa.
Le nespole sono ricche di acido formico, una fibra alimentare che rende questo frutto altamente saziante e dunque molto utile in caso di diete dimagranti.
Un’idea per uno spuntino è quella di mangiare 2-3 nespole e far seguire un paio di bicchieri d’acqua così da sfruttarne l’effetto saziante.
In ultimo,  risultano avere blande proprietà antipiretiche,utile assumerle quindi in caso di lieve febbre.

I fagiolini pur essendo dei legumi vengono consumati per intero (baccello e semi) e hanno caratteristiche nutrizionali completamente differenti.
Contengono infatti un minor quantitativo di proteine ed un’elevatissima quantità di acqua circa 90% .
Sono ricchi di fibre (2,9 g %), sali minerali (potassio in particolare) e vitamina A; discreto il contenuto di vitamina C.
I glucidi ne costituiscono una minima parte: 100 grammi di fagiolini apportano solamente 2,4 grammi di carboidrati.
La scarsità in carboidrati, associata alle poche proteine (2,1 g %), rende i fagiolini un alimento ipocalorico: solo 18 Kcal per 100 gr. Perfetti quindi per essere consumati anche dai diabetici e dai chi segue un regime ipocalorico.
I fagiolini vantano proprietà diuretiche e rinfrescanti dell’apparato gastro-intestinale, oltre che rimineralizzanti.
Questi legumi, per l’abbondanza in fibre, sono un ottimo alleato in caso di stitichezza.

La birra artigianale

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E mentre in Cina e Giappone lanciano la birra di Hello Kitty, Peppa Pig invecchia il suo wisky e Violetta organizza il suo prossimo Rave a Follonica, io continuo con le mie ricerche…

ita  Si chiama birra artigianale ed è un prodotto artigianale che non subisce pastorizzazione e spesso nemmeno filtraggio.
La birra artigianale viene prodotta con ingredienti naturali a chilometro zero, per questo ogni boccale è unico nel gusto a differenza dei prodotti industriali. Spesso è prodotto utilizzando malto d’orzo o frumenti o altri cereali maltati ai quali si aggiunge acqua, lievito e ovviamente il luppolo; il suo sapore è quindi decisamente peculiare e spesso non può essere riprodotto. Se questo piace agli intenditori molti purtroppo non tutti gradiscono questa varietà.
L’handicap di questo tipo di lavorazione è che mancando il filtraggio, ma soprattutto la pastorizzazione, la birra artigianale non può essere conservata a lungo come invece accade con le bevande industriali (che contengono conservanti chimici). Il lievito contenuto nella bevanda infatti, resta attivo nelle birre artigianali, che cambiano sapore con il passare del tempo, anche per questo motivo i birrifici tradizionali non ne producono grosse quantità ma si parla più che altro di micro birrerie o brewpub. In Italia sono molto diffusi questi impianti tanto da coprire l’1% di fabbisogno nazionale con oltre 600 birrifici. In particolare grazie a marchi protetti l’Italia produce una birra alla castagna che non si trova in nessun’altra parte del mondo.
La qualità più alta di questi prodotti li rende molto ambiti sia in Europa (dove Tedeschi, Belgi e Britannici la fanno ancora da padroni) che in America, anche se nel Nuovo Continente è ancora poco diffusa l’importazione di prodotti europei in favore del mercato locale. In America,per esempio, luogo in cui la birra artigianale è stata inventata, sono oltre 1500 i produttori che già dagli anni ottanta si cimentano in quest’arte culinaria. E anche se Germania, Belgio e Regno Unito restano ancora delle potenze nel settore grazie alla storia e alla tradizione legate alla birra, gli italiani possono vantare un più vasto assortimento di prodotti tipici da cui ricavare sapori e gusti sempre più allettanti e particolari. Con l’utilizzo di prodotti tipici locali, infatti, si da alla birra un sapore più gustoso che comincia a piacere anche ai concorrenti.

eng  It’s called handmade beer and is a handmade product that does not undergo pasteurization and often no filtering at all. The beer is brewed with natural ingredients often at kilometer zero, so each mug is unique in taste unlike industrial products. It is often produced using malted barley or malted wheat or other cereals to which you add water, yeast and hops of course, its taste is so decidedly peculiar that can not be reproduced again. The handicap of this type of process is that the absence of filtering, but above all the absence of the pasteurization makes the beer not to be kept long as it happens with the drinks on the market. The yeast content in the beverage in fact remains active in craft beers (you can feel it by the tastes that change with the passage of time due to the bacteria work), for this reason, traditional breweries do not produce large quantities but we talk mostly about micro breweries or brewpubs. Even in Italy these are very popular so as to cover 1% of the national demand thanks to over 600 breweries. Thanks in particular to trademarks of Italian products Italy offers a wide range of choices. For example the chestnut beer that is not found anywhere else in the world. The highest quality of these products makes them highly sought after in Europe (where the Germans, Belgians and British are still the masters) and in America where it is still not widespread the importation of European products. In America, where the handmade product is born, there are more than 1500 producers since the eighties to compete in the art of cooking beer. Germany, Belgium and the UK are still the powers in the industry due to the history and tradition connected with the beer but Italians can boast a more extensive selection of products from which to derive typical flavors and tastes more and more attractive. With the use of local products, in fact, Italians can give the beer a more tasty flavor much appreciated in the world.

Il pepe verde

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Buongiorno e buon lunedi a tutti.
Oggi in dispensa…Il pepe verde!

ita Lo avreste mai detto che anche il pepe può avere tante varianti tutte utilizzate nel mondo per colorare i piatti più famosi degli chef? Ebbene si, il pepe, che noi conosciamo più comunemente come pepe nero, in realtà viene lavorato in maniera diversa per dare vita a multiple varietà tutte da assaggiare per esaltare i sapori della nostra cucina. Nero Malabar, rosa, rosso, arancio, verde, bianco Sarawak, bianco Muntok e nero Tellicherry sono queste le varianti principali del comune pepe da tavola.
Il Pepe verde, in particolare, è ricavato dai baccelli acerbi della pianta di Piper nigrum (una pianta sempreverde originaria delle regioni sud indiane ed utilizzata per produrre anche il pepe nero) lavorati con una procedura a base di diossido di zolfo che ne preserva il colore verde e il sapore leggermente immaturo originario del chicco. Tradizionalmente viene conservato in salamoia ed utilizzato nella cucina asiatica per dare sapore alle ricette tradizionali ma può essere macinato ed utilizzato, una volta essiccato, come normale pepe in polvere. Come molte spezie si conserva meglio sottovuoto e in luoghi freschi ma asciutti, soprattutto non illuminati, l’ideale quindi è un contenitore ermetico di vetro in dispensa o meglio ancora in cantina. Attenzione però a non esagerare, anche se a prima vista la quantità di pepe aggiunta ai vostri piatti può sembrare irrisoria le piante di maggiore qualità possono essere piuttosto piccanti e quando ben conservato – soprattutto se in salamoia – il pepe verde ha un sapore molto deciso che dovrebbe invitarci alla prudenza nel dosaggio soprattutto se non siamo abituati a questo gusto. Se cercate ispirazione, la cucina tailandese offre moltissimi spunti per l’utilizzo del pepe verde in ricette tradizionali e più moderne soprattutto se abbinato al Riso Thai, tipico di quelle aree.
Noi vi consigliamo di provarlo magari con il nostro riso di Padova.

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eng Would you have believed that the pepper can have so many variations all around the world to give your dishes several colors? Yes, the pepper , which we know more commonly as black pepper, can be processed in different ways, using several methods to give us a final product with a specific color and flavor all to try to enhance our cuisine. Malabar black, pink, red, orange, green, white Sarawak, Tellicherry black and white Muntok these are just some of the main variants of the common table pepper, the one we are used to spread with garlic and butter on our bread and rolls. The Green Pepper (not to be confused with the Pepperoni) is obtained from the unripe seed of the Piper Nigrum plant (an evergreen plant native to the southern regions of India and also used to produce the black pepper and some other variants). This seeds are processed with sulfur dioxide and other chemical procedures to preserves the green color and the taste slightly rape. The Green Pepper it’s traditionally preserved in pickle and used in Asian cooking to give flavor to the traditional recipes, but can be dried and used as normal pepper powder. How many spices usually are, Green Pepper too must be stored in a cool but dry and dark cellar or cabinet and never exposed to light. Ideally in a glass jar. If the Pepper is not exposed to air and light the flavor will keep is taste for longer. Even if you like it be careful not to overdo it, though at first glance the amount of pepper added to your dishes may seem small this plant has a strong and spicy taste, and when well preserved – especially if in brine – the hot flavor can be powerful and this should invite caution in the dosage especially if you are not used to this taste. If you look for inspiration Thai cuisine offers plenty of ideas especially if combined with Thai rice, while we recommend you to try it with our rice of Padova.

Riso di Padova

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Oggi, affacciandomi in dispenda, ho trovato…

ita È riconosciuto come presidio di Slow Food e per questo molto rinomato in Italia; il Riso di Grumolo delle Abbadesse è una speciale qualità di riso coltivata in Veneto (a Grumolo delle Abbadesse appunto) ed è conosciuto più comunemente come il riso di Padova.
La sua coltivazione è stata introdotta nel sedicesimo secolo dalle monache benedettine del convento di San Pietro di Vicenza, dette appunto Badesse. Ancora oggi, grazie all’azione di Slow Food, questo alimento viene prodotto secondo la tradizione. La sua caratteristica, dovuta alla particolare composizione del terreno ed alle acque in cui viene coltivato, è quella di gonfiarsi molto durante la cottura, assorbendo quindi i condimenti. Questa peculiarità lo rende perfetto per i risotti ed altri piatti tradizionali (ad esempio il riso con i bisi, il risotto ai fegatini, o quello con l’anguilla e i frutti di mare) anche se all’apparenza il chicco sembra molto piccolo.
Questa varietà detta anche Vialone nano, appunto per le sue dimensioni ridotte, è apprezzata in tutta Italia per molti piatti. Le badesse del convento furono le prime a bonificare il terreno costruendo canali di irrigazione che allagassero le risaie. Questi canali sono tutt’ora utilizzati (almeno in parte) per coltivare il riso di Padova e portano alle risaie le acque del fiume Tesina che era anche tradizionalmente utilizzato per il trasporto del prodotto finito. Oggigiorno le risaie sono utilizzate per la coltivazione di varietà di riso più richieste dal mercato (ad esempio il carnaroli) o cereali di diverso tipo (come il mais). Essendo poco richiesto il vialone nano occupa solo una percentuale minima del mercato del sito (circa un terzo del totale) ed è stato solo di recente rivalutato grazie al sostegno di Slow Food Veneto che sta cercando di rilanciare la storicità di questo prodotto che resta però ancora di uso locale o di nicchia.

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eng It is recognized as a “presidio” of Slow Food, and for this is very famous in Italy and abroad; the Rice of Grumolo delle Abbadesse is a special quality rice grown in the Veneto region (in Grumolo delle Abbadesse of course) and is more commonly known as the rice of Padova. Its cultivation was introduced in the sixteenth century by the Benedictine nuns of the convent of San Pietro di Vicenza, popularly called Abbadesse. Even today, thanks to the action of Slow Food, this food is produced according to the old tradition. Its characteristic, due to the particular composition of the soil and the water in which it is grown, make it perfect to be used for specific dishes, they swell very well and thus absorb the seasonings enhancing the taste of the meal. This feature makes it perfect for risotto (such as rice with peas, risotto with chicken livers, or the one with the eel and sea foods), although apparently the grain looks very small it is much appreciated for these dishes. This variety, also called Riso nano del Vialone because of the small size, it’s appreciated in the Italian market. The Abbesses were the first to clear the land by building irrigation canals to flow the rice paddies. These creeks are still used (at least in part) to grow rice leading the waters of the river Tesina which was also traditionally used for the transportation of the finished product to the markets. Nowadays, the rice fields are used for the cultivation of rice varieties most in demand from the market (for example the Carnaroli rise or even grains of different types, such as corn). The Vialone nano occupies only a small percentage of the market request of rice (about one-third of the total) and it was only recently evaluated thanks to the support of Slow Food Veneto, which is trying to revive the historicity of this product.

Gli agrumi della costiera

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Come spesso faccio soprattutto nel periodo invernale e primaverile, anche stamattina ho potuto godere di panorami di cui non mi stanco mai… Costiera Sorrentina, li dove la musica in auto ha tutt’altro sapore 🙂
Li dove il cibo conserva il sapore della terra…e dopo il secondo caffe’ della giornata, questa volta vicino al mare, le mie ricerche continuano.

ita  I Limoni di Sorrento sono un vero e proprio patrimonio, tanto da aver meritato il marchio IGP, ovvero prodotto di indicazione geografica protetta con il termine “Limone di Sorrento”.
Questi particolari limoni, coltivati nella penisola sorrentina, hanno dimensioni estremamente grosse (non pesano mai meno di 85 grammi), la loro composizione è particolarmente acida ma ricca di Sali minerali e vitamina C, la polpa, giallo paglierino è particolarmente succosa e viene infatti mangiata a morsi dalla maggioranza degli amanti di questo frutto. In particolare colpisce lo spessore sia della buccia che della polpa giallina mentre il succo che se ne ricava non è molto abbondante. Utilizzato in particolare per la produzione di liquori come il limoncello di Sorrento è famoso in tutto il mondo ed esportato per le tavole dei buongustai o per la creazione di delicati sorbetti e dolci (in particolare la famosissima delizia al limone). I Limoni di Sorrento vengono coltivati ancora secondo la tradizione locale, gli alberi di limone vengono infatti ombreggiati dalle cosiddette “pagliarelle”, ovvero delle stuoie di paglia sorrette da apposite strutture in legno, che offrono riparo agli alberi soprattutto nel periodo invernale. Vento e pioggia vengono quindi filtrate provocando tra gli altri effetti, un ritardo del periodo di maturazione della pianta. Secondo fonti storiche i Limoni di Sorrento erano coltivati con questa particolare tecnica già nel 1500 ma si trovano cenni di queste coltivazioni anche nei resti romani dell’area. L’alta qualità di questi agrumi caratterizzati da un peculiare sapore ed odore, li rende un frutto prelibato per gli amanti della buona tavola e contribuisce alla creazione di un mercato commerciale unico se si pensa che questi agrumi sono prodotti in circa 400 ettari di terreno (che danno vita ad ottomila tonnellate di prodotto puro l’anno) suddivisi tra i comuni di Massa Lubrense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Vico Equense, Capri ed Anacapri.
I miei ricordi mi riportano inevitabilmente alla stagione estiva, quando nonno rientrava a casa con queste buste grandissime di Limoni di Sorrento e scattava in automatico la limonata artigianale di nonna.
Piuttosto che ripenso alla meraviglia di passeggiare tra i viali alberati ed essere rapiti da questi colori cosi forti, decisi, pieni di storia e carattere.
Idee ricetta?

eng The Lemons of Sorrento are a real asset of this area, so much to have deserved the IGP certification, Protected Geographical Indication Product under the name of “Limoni di Sorrento”. These special lemons grown on the Sorrento peninsula and are particularly large in size (everyone weighs no less than 85 grams), their composition is particularly sour but rich in mineral salts and vitamin C, the pulp is particularly juicy and it’s eaten in fact, just biting it. Particularly striking is the thickness of the skin that yellowish pulp while the juice is not very abundant but very tasty. Used in particular for the production of liqueurs such as the marvelous Limoncello of Sorrento, famous all over the world and exported to the tables of gourmets, or for creating delicate sorbets and desserts (especially the famous Delizia al Limone – lemon cake). The lemons from Sorrento are still cultivated according to local tradition, the lemon trees are in fact shadowed by the so-called “pagliarelle”, a sort of straw mats supported by special wooden structures, which provide shelter to the trees during the winter. Wind and rain are then filtered causing among other effects, a delay of the vesting period of the plant. According to historical sources, the Sorrento lemons were grown with this technique already in 1500, but there are hints of these crops even in Roman ruins in the area testifying its ancient origin. The high quality of these citrus fruits are characterized by a peculiar taste and smell, making them a delicious fruit for lovers of good food and contributes to the creation of a commercial market even if these citrus fruits are produced in only 400 hectares of land (that give life to approximately eight thousand tons of pure product per year) divided between the municipalities of Massa Lubrense , Meta, Piano di Sorrento, Sorrento, Sant’Agnello, Vico Equense, Capri and Anacapri.

Orto urbano

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ita Nasce per iniziativa di Italia Nostra il progetto “Orti Urbani”, un tuffo nel verde in città in azione già a partire dal 2010, anno di fondazione del progetto. L’iniziativa, adottata in accordo con l’ANCI, l’Associazione dei comuni di Italia, prevede infatti l’istituzione di aree verdi coltivate secondo tradizione e canoni di eco sostenibilità all’interno delle nostre città e metropoli.
È difficile per chi vive tra lo smog pensare di coltivare un orticello sul proprio balcone o mangiare ortaggi fatti in casa ma è proprio questo l’obiettivo che il progetto si propone. Grazie a delle regole comuni uguali per tutte le regioni (con le dovute differenze geografiche e climatiche da applicare ovviamente per tutti) è infatti possibile aderire all’iniziativa sviluppando il proprio orticello in casa.
Lo scopo è di imparare a piantare o conservare un “orto”, inteso in senso di parco “culturale”, per il recupero delle specie in via di estinzione ma anche a coltivare prodotti di uso comune con metodologie scientifiche. Prodotti che potrebbero poi essere anche venduti dagli interessati a prezzi economici nella logica di accorciare la filiera dal produttore al consumatore grazie alla certezza di una coltivazione che risponda ai canoni comuni approvati dall’università di agraria di Perugia. Privati, comunità e persino comuni hanno aderito al progetto che prevede inoltre l’utilizzo di materiali riciclati e tecniche tradizionali allo scopo di preservare la nostra biodiversità. Basta un terrazzo, un cortile o anche solo uno spazio per qualche vaso per coltivare il proprio orto, ovviamente prediligendo le specie vegetali più adatta al microclima locale e facendo bene attenzione ad utilizzare sementi di qualità biologica. Grazie ai consigli del gruppo di Orti Urbani è facile capire come e cosa piantare, come curarci delle piccole piante e persino come scambiarsi qualche ricetta o barattare pianticelle con i vicini coltivatori.
Che dire…buon orto a tutti!
…e un saluto grande alla mia coscienza ecologica  🙂

eng Was founded by Italia Nostra association and the project is called “Orti urbani”, started in the 2010 looks to make greener our cities and create a sustainable environment. The initiative, which was adopted in accordance with the ANCI, the Association of Municipalities of Italy, tries to establish green areas cultivated according to traditional standards of environmental sustainability within our towns and cities. It is difficult for those who live in the smog think to grow a vegetable garden on the balcony or eat vegetables homemade but this is precisely the objective that the project is proposed . Thanks to the common rules applied to all the municipalities (with the appropriate geographical and climatic differences obviously to be applied too) it is possible to join the initiative by developing your own backyard at home. The aim is to learn how to plant and maintain a “farm”, understood in the sense of cultural richness, for the recovery of endangered species but also to cultivate everyday products with scientific methodologies. Products that may also then be sold by the parties at cheap prices in the logic of shortening the chain from producer to consumer thanks to the certainty of a crop that meets the canons approved by the University of Agriculture in Perugia. Individuals, communities and even municipalities have joined the project that also involves the use of recycled materials and traditional techniques. Just a terrace, a courtyard or even a space for a few pots to grow your own vegetable garden, obviously preferring plant species best suited to the local microclimate and taking care to use organic quality seed. Thanks to the advice of the group of the Urban Gardens is easy to understand how and what to plant, how to cure small plants and even how to share a recipe or trade seedlings with neighboring farmers.

Gragnano: pastai e pastifici

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ita La pasta è pasta, ed anche se l’Italia è famosa per questo cibo e ne consuma letteralmente quintali ogni giorno, per me la Pasta di Gragnano ha una marcia in più che la rende la più famosa nel mondo. Semola di grano duro e acqua delle sorgenti locali, sono questi gli ingredienti della pasta gragnanese che ha però ottenuto solo quest’ottobre il marchio IGP (Indicazione geografica protetta).
La ricetta della pasta di Gragnano, ancora oggi seguita alla lettera dai pastifici locali, risale al sedicesimo secolo quando la pasta divenne l’alimento principale della dieta locale a causa del suo basso costo che lo rese un rimedio ideale alla carestia che incombeva sul Regno di Napoli. Il clima tipico, quel misto di giorni di sole, vento e umidità e l’utilizzo di acqua locale di origina naturale hanno reso questa pasta famosissima.
Lisce, apprezzate per la leggerezza e Rigate, perfette per i sughi e i condimenti liquidi!
I pastifici tradizionali (in cui lavorano i cosiddetti Pastai) che ancora sopravvivono e prosperano nella città in provincia di Napoli sono in particolare: il Pastificio Di Martino e il Pastificio Lucio Garofalo. La pasta Di Martino e Garofalo, infatti, sono dei veri e proprio casi di successo internazionale e vengono distribuiti in tutto il mondo come simbolo della cucina italiana. La Fabbrica della Pasta di Gragnano, La Cooperativa Pastai Gragnanesi, Il Pastificio Artigianale
, Il Vecchio Pastaio il Pastificio D’Apuzzo e L’Anima Di Grano Pastificio sono altri produttori rinomati forse più in ambito locale ma che contribuiscono a dar vita al tipico alimento che ancora viene lavorato artigianalmente. Questi prodotti tipici, esportati nel mondo, vengono apprezzati ancora come prodotti artigianali di gran pregio e danno lustro alla regione Campania particolarmente famosa per i suoi patrimoni alimentari.

Mi piacciono tutti i formati di pasta e a Gragnano ce ne sono di particolari, ma nella sua semplicita’ io adoro letteralmente lo spaghetto di Gragnano ai frutti di mare!!!

eng The pasta is pasta, and even if Italy is famous for this food and it consumes literally tons of it daily Gragnano pasta has a little something extra that makes it the best all over the world. Durum wheat semolina and water from local sources, these are the only ingredients of the Gragnano Pasta that since this last October is now an IGP food. The recipe for the Pasta in Gragnano, still follows the tradition. Dated back to the sixteenth century when the pasta became the most common local food because of its low cost that made him an ideal remedy to the famine looming over the Regno di Napoli. The typical weather, a mixture of sunny days, wind and humidity and the use of local water originates from natural fountains made ​​this paste the most famous. Liscia (smooth), appreciated for its lightness and Rigata (striped), perfect for sauces and liquid dressing can be handmade, bronze drawn, rolled, for the oven or nested depending on the use and on the making process applied. The traditional pastamaker (called Pastai) that still survive in the city in the province of Naples are in particular: il Pastificio Di Martino and il Pastificio Lucio Garofalo. Their Pasta are, in fact, a well know international brand distributed all over the world as the symbol of the Italian cooking tradition. La Fabbrica della Pasta di Gragnano, La Cooperativa Pastai Gragnanesi, Il Pastificio Artigianale, Il Vecchio Pastaio il Pastificio D’Apuzzo and are some of the other respected names in the preparation of this typical food that is still made ​​traditionally.

Il pepe rosa

il Pepe rosa

ita Nei mercati e nei supermercati più comodi è facile trovarlo a disposizione del grande pubblico. Lo chiamano il falso pepe ma più comune è conosciuto come pepe rosa, a causa del suo colore rosato. Il pepe rosa, in effetti, non è un vero e proprio pepe, come da esempio il pepe verde, tanto che non deriva dalla pianta di Piper nigrum ma da una diversa pianta, lo Schinus molle, anche’esso un sempreverde, originario dei paesi dell’America del sud ed in particolare di Bolivia, Perù e Cile molto simile alla pianta del pepe per aspetto.  Questa pianta, alta quasi 7 metri, cresce sugli altopiani latini e da vita ad una pianta anche piuttosto decorativa.
Una caratteristica è infatti l’odore aromatico che la pianta stessa sprigiona nei periodi di fioritura. Facile da coltivare e piuttosto rustica questo vegetale dà vita ad una bacca rossastra molto profumata. Questi frutti sono esteticamente molto simili a quelli del pepe nero, se a questo aggiungiamo la lavorazione in polvere e l’utilizzo come spezia da cucina si può facilmente capire come nasca l’erroneo nome pepe rosa. Nelle Ande questo tipo di spezia si utilizza soprattutto in una miscela, diluita con altre spezie in quanto contiene alcune sostanze che prese in dosaggi elevati possono essere tossiche per il corpo umano. Secondo la tradizione il pepe rosa ha doti mediche di gran rilievo ed è l’ideale per curare diversi malanni anche dei giorni nostri, oltre che per l’uso più comune è culinario.
Questa pianta molto speziata è l’ideale sia con la pasta che con i secondi, in particolare per i piatti che richiedono un sapore delicato. La conservazione delle bacche deve avvenire in salamoia oppure in bacche essiccate conservate in luogo fresco e asciutto.
In Italia talvolta viene anche coltivato allo stato selvatico; in questo caso la pianta è decisamente di dimensioni ridotte, ma il sapore piccante resta invariato.

il Pepe rosa

eng  Bought in streets’ markets or in supermarkets is easy to find and available to the general public. They call it the false pepper but most common is known as pink pepper, because of its pinkish/reddish color. The pink pepper, in fact , is not a real pepper plant, like green pepper or black pepper, in fact it does not derive from the plant Piper Nigrum (the one from which the other peppers are born) but from a different plant, the Schinus molle , this too an evergreen, but originating in the countries of South America, especially Bolivia, Peru and Chile. This plant, almost 23 feet high, grows in the Latin American highlands and gives life to a plant also quite decorative.  A characteristic feature is the aromatic smell that the plant itself releases during the periods of flowering. Easy to grow, this rather rustic plant gives life to a very fragrant reddish berry used to create the pink pepper powder. These fruits are aesthetically very similar to those of black pepper, if we add to this the same powder processing and use in dishes, you can easily figure out how it has been called pink pepper even if it’s a completely different vegetable. In the Andes this type of spice is used especially in a mixture, diluted with other spices as it contains some substances that taken in high doses may be toxic to the human body. According to tradition, pink pepper has medical qualities of great importance but the most common use is culinary.
This plant is very spicy and ideal with pasta in particular for dishes that require a delicate flavor (fish or meat). The conservation of the berries must be pickled or dried berries stored in a cool dry place.
In Italy is also sometimes cultivated wild, in this case the plant is very small , but the spicy flavor remains unchanged.

Stagionalità

Frutta e verdura

A differenza di qualche anno fa, in qualsiasi stagione ci troviamo oggi è possibile reperire materie prime da portare a tavola.
Chiaramente a subirne è il prezzo e talvolta la qualità, ed è per questo che un approvvigionamento e una successiva congelazione fatta secondo criterio, resta la soluzione migliore, insieme a quella di adattare la propria alimentazione con il ciclo naturale dei prodotti.
Tempo fa, nell’ambito di un progetto dedicato all’economia e al gusto sano della cucina alberghiera, troppo spesso invasa da standard di basso profilo, creai in maniera artigianale un calendario della stagionalità per frutta e verdura, , attravero l’unica fonte per me attendibile… e cioe’ sedendomi accanto alla mia adorata nonna!
Apprezziamone l’intento, valorizzandone gli scopi, tra cui il dire  NO alla manipolazione dei cibi, SI alla bonifica dei terreni avvelenati!

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