La Pasticceria Napoletana e i protagonisti della tradizione: Tavolo per 2 intervista Vincenzo Mennella.

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L’arroganza è spesso giustificata dalla bravura e soprattutto in ambito culinario mi è capitato in diverse occasioni di riscontrare saccenza e modi di fare che purtroppo trovavano rifugio in un gusto, si opinabile, ma comunque di un certo livello. Ma c’è una cosa in cui credo fermamente, ed è quella secondo cui solo quando il gran gusto racchiude in se l’umiltà di chi lo crea e i valori di chi lo vive con passione e con cuore, nasce quel qualcosa in più, quella famosa ciliegina sulla torta che rende la pietanza un’esperienza che arricchisce il palato quanto la mente.
E’ il caso di grandi personaggi come Vincenzo Mennella, maestro pasticciere nato tra i dolci e che ha fatto della tradizione un mix perfetto tra gusto e qualità.
Un uomo innanzitutto, che insieme alla sua famiglia e ai suoi tanti collaboratori, ha saputo creare una realtà imprenditoriale sana che come nell’occasione dell’evento dedicato alla pasticceria napoletana, appoggia e incentiva quella fetta di gioventù motivata ed impegnata nella salvaguardia e nella valorizzazione del proprio patrimonio storico e culturale, in maniera concreta e consentitemi di ripeterlo ancora una volta, in maniera sana. Ed è proprio in occasione dell’evento La Pasticceria Napoletana, organizzato dall’associazione Wesuvio di cui ringrazio gli organizzatori per lo spazio e per l’importante occasione di confronto avuto, che noi di Tavolo per 2 abbiamo avuto modo di conoscere ed intervistare di persona il maestro Mennella, di cui dolci e delizie già avevamo avuto modo di conoscere. Ma come si dice, nella vita d’imparare e assaggiare non si smette mai!
E per l’occasione ci lasciamo conquistare da una monachina, tra le più buone mai assaggiate, arricchite con crema chantilly e annaffiato, cosi ormai si usa dire nei posti in, da un fantastico latte di mandorla sempre di produzione Mennella la cui bottiglia ha catturato il mio interesse e il cui sapore ha conquistato il mio palato.
Sfogliatella, frolla al limone, bignè, creme e fragoline, poesie secondo tradizione e ispirazioni culinarie lontane anni luce delle modaiole impalcature zuccherine.

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Per voi, una piccola intervista fatta a Vincenzo Mennella,  in occasione dell’evento La Pasticceria Napoletana.

Dalla tradizione alle nuove tendenze:
la pasticceria Mennella quanto si è adeguata ai nuovi standard di produzione e come si pone nei confronti delle nuove tendenze del Cake Design?
Credo che in quanto pasticciere sia mio compito privilegiare il gusto, e pur dando molta importanza all’aspetto, mi chiedo come possa essere definita buona una torta fatta da almeno il 50% di zucchero!?
Non possiamo diventare scultori mettendo da parte la nostra vera arte, l’arte del palato. Si rischia a mio avviso di disabituare il consumo dei dolci rilegandolo solo alle ricorrenze, perseguendo quindi una strada che appesantisce e rovina nella percezione del pubblico la piacevolezza del dolce, lasciando cosi nei ricordi solo una bella immagine, tra l’altro poco sana.

Come nasce un dolce secondo Mennella?
Ispirazione, intuito dato dal rapporto con la gente e da tecnica. Un prodotto che piace per esempio avrà quasi sempre una certa masticabilità, mentre un dolce completamente molle, in pasticceria da noi almeno, difficilmente troverà il suo pubblico. Insomma, un gioco di contrasti ed equilibri, dove la scioglievolezza incontra la croccantezza, e dove il dolce contrasta le piccole note acide.

In quale città le piacerebbe aprire una nuova pasticceria?
Roma, non sogno il mondo degli altri, perché l’Italia ha tutte le potenzialità per darmi ciò che io sogno.

Quale è stato il primo dolce che ha preparato?
A dodici anni, impastando con mio padre i miei primi e semplici biscotti di pasta frolla.

Di quale dolce invece, è più fiero ?
Senza presunzione credo che la mia diplomatica non abbia nulla da invidiare.
Un mix di elementi base, crema, pasta sfoglia, pan di spagna in cui ritrovo il consenso dei mie clienti.

Un personaggio, una personalità del passato o vivente a cui vorrebbe dedicare un dolce?
Il dolce è di per se una dedica, una dedica a chi lo mangia.

Invito a cena a casa di amici, il dolce lo porta Mennella?
Sempre, almeno due o tre tipi…viziamo gli amici quanto i clienti.

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17 thoughts on “La Pasticceria Napoletana e i protagonisti della tradizione: Tavolo per 2 intervista Vincenzo Mennella.

  1. Sono d’accordo con te, l’arroganza e’ assai diffusa soprattutto in questo settore.
    Io sono una semplice appassionata ma anche tra chi come me non ne ha fatto un mestiere, ci sono atteggiamenti di presunzione che purtroppo allontanano dal vero spirito di condivisione!
    Non conosco Mennella ma appena saro’ a Napoli, provvedero’ 🙂

  2. Personalmente adoro lavorare la pasta di zucchero…Quindi non potro’ mai offrirvi una fetta di torta? Me ne faro’ una ragione!!

  3. Mai citazione piu’ vera…il confronto sul cibo secondo me e’ tra i piu’ accesi e interessanti di sempre. Particolamente interessante e’ il confronto tra culture diverse, soprattutto perche’ le questioni di palato sono spesso legate alle abitudini, e quelle sono piuttosto difficili da scalzare non trovi?

  4. Di base pero’ non deve mai mancare la qualita’ (come in questo caso)…poi da li, abitudini, gusti diversi, piace o non piace, insomma almeno si parla la stessa lingua!

  5. Pingback: A cena con…Alessandro | Tavolo per due

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